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04 maggio 2013

BOLLYWOODART : MANIFESTI E IMMAGINI DEL CINEMA HINDI


Gli sfavillanti manifesti di Bollywood sono il riflesso dell’ossessione cinematografica del popolo indiano, e ancora di più degli abitanti di Mumbai, per i quali incontrare ovunque colorati poster giganteschi equivale ad un punto fermo e a un’abitudine quotidiana.

Simbolo della sfaccettata metropoli del cinema, che orfana dei suoi divi non sarebbe più la stessa, i poster sono una seduzione visiva oltre che una capillare azione pubblicitaria, una tradizione sublime che trova la sua massima espressione proprio nel cinema commerciale, un’arte antica e affascinante che segue l’evoluzione della storia del cinema.
Lontano dalla nuova era dei trailers, di internet e di You Tube un bel poster  era in grado di influenzare pesantemente la buona riuscita di un film. Il lavoro degli ideatori era, sulla base spesso di informazioni frammentarie, quella di trovare immagini che potessero suggerire il contenuto della storia e renderlo appetitoso, spingendo il pubblico ad acquistare biglietti per l’intensità degli sguardi, dell’azione e del dramma promessi o della bellezza provocante dell’eroina.
Appena i colori dipinti andavano svanendo sotto il solo cocente o la pioggia torrenziale, era già ora di rimuovere il vecchio cartellone per lasciar spazio al nuovo. Nella storia dell’arte delle locandine indiane i nomi degli artisti sono andati lentamente svanendo e quello che ci resta oggi sono solo pochi originali, qualche riproduzione e alcuni manuali. Anche il pittore MF Husain all’inizio della sua carriera si è dedicato alla creazione di numerosi poster cinematografici e anche film oggi dimenticati e persi nell’archivio dei ricordi hanno scatenato la curiosità e sono stati ripescati perché le loro immagini sono di una bellezza sublime.
Raj Kapoor è stato un vero trend setter anche nell’universo delle locandine, l’abbraccio tra il regista e la sua attrice prediletta Nargis in Barsaat  ispirò molti altri poster nel corso degli anni. L’Età D’Oro del cinema hindi ci ha lasciato un ricchissimo bagaglio artistico, i manifesti dei film noir diretti da Raj Khosla sono delle piccole meraviglie, così come gli sguardi di Waheeda Rehman e le pose sensuali delle intriganti femme fatale dei suspance movies in bianco e nero diretti da Guru Dutt. Alcuni titoli esasperavano la promessa erotica nelle loro locandine sapendo che poi nella pellicola avrebbero dovuto frenarsi per timore della censura, Madhubala viene ritratta con la sigaretta in bocca nel poster di Howrah Bridge mentre nel film appare più composta e abbottonata. Questa tendenza si accentua negli Anni Sessanta, e soprattutto sulle locandine di alcuni film il cui protagonista è Shammi Kapoor, come An Evening in Paris, per il quale vengono dipinti bikini o mezzi busti di statue in topless, o i poster di Junglee, che ostentano gambe chilometriche e le scollature procaci di Helen.
Gradualmente alla pittura si aggiungono dettagli fotografici, pressbook e manifesti propongono una nuova estetica, il modello sketch o collage, un fondo monocolore (soprattutto tinte pastello) abbinato a disegni a matita o foto in bianco e nero estratte dal film. Bellissimi anche i dipinti in acquerello, ahimè rari, come quelli di  Aasha e di Kashmir ki Kali.
Tra i poster più interessanti ci sono sicuramente le crime story, quelli che richiedono uno sforzo creativo maggiore ma che concedono il risultato più appagante. In questo caso il compito diventa ben più difficile e cioè in una sola immagine veniva simulata l’azione (che a volte si spinge ai limiti della brutalità e della sofferenza) , bloccando e congelandoqualcosa che presume movimento e sorpresa. Occhi sgranati, sangue e pistole, soprattutto negli Anni Settanta l’espressività dei ritratti divenne estrema, netta la divisione tra il bene e il male, l’eroe e il suo oppositore devono essere chiaramente visibili già dalla locandina, esplodono la rabbia dell’Angry young man e la perfidia del villain (spesso rappresentato con colori alterati, la sua pelle può diventare rossa, verde o blu) Il primo scontro avviene nel poster, e se funziona, nei cinema si staccheranno più biglietti.
Gli anni Ottanta ripropongono graficamente la febbre della disco, intervallano foto a disegni, classicità a modernità, si ispirano al passato, dal romanticismo dei Cinquanta alla rabbia dei Settanta, aggiungendo effetti che simulano le luci della pista da ballo o elementi eccentrici e oscuri, predomina in questa fase la presenza maschile e gli attori iniziano a farsi ritrarre a torso nudo, richiamando alla memoria i forzuti eroi dei vecchi film. Nel decennio successivo la locandina pittorica invece sparisce dal mercato e la ricerca di modernità spinge in un angolo quest’arte del passato. Alcuni poster, come quello pensato per la campagna pubblicitaria di Darr, propongono qualcosa che sta a metà tra le nuove tendenze e la tradizione, il tutto condito da un espressionismo estremo che richiama le pellicole degli Angry Years. Nel 2002 le locandine di Devdas riportano alla memoria i fasti dei grandi film epici e gli splendidi ritratti di Aishwarya Rai, Shahrukh Khan e Madhuri Dixit sfidano la ricercata bellezza delle immagini di Mughal e Azam.
Il punto di partenza è scegliere cosa omettere e cosa evidenziare. Se puntare alla melanconia o al romanticismo, se unire i protagonisti in un abbraccio (Silsila) o dividerli nelle avversità (Kati Patang), se puntare sulla simulazione di una scena chiave (Pakeezah) , su un solo personaggio (Mother India, Umrao Jaan) o un’ espressione (Kaala Patthar) o addirittura tentare la via del riassunto generale, cercando di includere quante più scene possibili in un solo poster (Kabhie Kabhie, Jab Pyaar Kisise hota Hai).
Un discorso a parte meritano le locandine ideate nel corso degli anni per il genere horror e per l’epica mitologica, queste due tipologie di lungometraggi hanno scatenato la più sfrenata creatività concedendo piena libertà di immaginazione, slegando l’artista da ogni limite razionale. Nei poster dei film dell’orrore regna l’eccesso, la giustapposizione selvaggia di elementi, espressioni, creature improbabili contornate da elementi cadaverici e spettrali. Per l’epica religiosa invece trionfi di colore, sfondi dorati, ricchezza di dettagli. Al pittore sta il compito di suggerire una dimensione completamente aldilà del mondo tangibile, risvegliare la devozione, suggestionare ed esaltare la divinità.

Seppur bellissime, le locandine moderne non riescono a reggere il paragone con la spettacolare produzione hand made, che è scomparsa gradualmente, lasciando spazio alla produzione seriale. Soprattutto nel caso dei piccoli cinema o delle realtà più isolate, in passato i poster non venivano semplicemente ricevuti e incollati ma dipinti a mano ogni settimana sulla scia di un modello campione. C’è oggi invece un ritorno di fiamma ed ecco che locandine vecchio stile ritornano ad essere protagoniste, una moda rilanciata dal film Once Upon a Time in Mumbaai e seguita anche da Ishaqzaade,  Rockstar e Rowdy Rathore
Pressbook, locandine, lobby cards, cartoline, non è difficile intuire che tanto valore e dedizione solletichino i più selvaggi desideri dei collezionisti. E se ancora è difficile trovare negozi ben organizzati che si discostino dalla tipologia dei mercatini delle pulci, il vero e proprio universo del collezionismo è Ebay, dove si può trovare di tutto.

17 agosto 2012

IL CINEMA INDIANO E L'ITALIA : MAPPA DELLE LOCATIONS



ALBEROBELLO
A come Alberobello, la prima lettera dell’alfabeto e la prima promozione dell’Italia in grande stile. Proprio dalla Puglia e dalla Yash Raj è partito un progressivo rilancio del Bel Paese come location cinematografica dopo anni ed anni di vuoto, o quasi.  Nel film Bachna Ae Haseeno Ranbir Kapoor e Deepika Padukone (al tempo una coppia anche fuori delle scene) girano alcune sequenze della canzone "Khudha Jaane" rincorrendosi tra i bianchi vialetti dei trulli, la canzone è melodica, le immagini strepitose, i due attori bellissimi. La stessa location è stata scelta anche per due film telugu : Maska (2009) con Ram e Hansika Motwani e Wanted (2011) con Gopichand e Deeksha Seth, è poi la volta di una produzione bengali che, come Bachna ae Haseeno, dopo un giro della Puglia si sposta in Veneto: Dui Prithibi.

Vedi anche: Puglia - Tollywood Connection.


I TRULLI : Bachna ae Haseeno (hindi), Wanted  (telugu), Maska (telugu), Dui Prithibi (bengali)




CATANIA (e le locations siciliane)
Questa volta è un film bengali ad inaugurare una location nuova di zecca per le pellicola indiane, le riprese di Rocky sbarcano in Sicilia e ne catturano la bellezza. La troupe ha girato a Catania e a Taormina prima di spostarsi a Cefalù e alla Scala dei Turchi, nei pressi di Agrigento.




CERTALDO
 Il film telugu Mirchi porta il cinema indiano per la prima volta a Certaldo, splendida città toscana a pochi chilometri da San Gimignano. Il centro è divenuto set per un giorno e alcune comparse hanno indossato costumi medievali per danzare accanto a Prabhas in una porzione del video "Yahoo Yahoo".

Il centro storico : Mirchi (telugu)



COMO / LECCO / BELLAGIO
I Promessi Sposi ormai sono out, i due rami del lago di Como devono cedere il passo al cinema indiano, e soprattutto alle cinematografie del Sud. Como è in questi giorni divenuta il Set di Sir Vaacharu, con Ravi Teja e Kajal Aggarwal, mentre una troupe tamil ha scelto Lecco e la Valsassina per le riprese di  Karumpappatti. A Como e Lecco si è aggiunta recentemente anche Bellagio, elegante località turistica dove sono state girate alcune sequenze di Rangbaaz.

Race Gurram (telugu)
Rangbaaz (bengali)
INTROBIO  (LC) : Karumpappatti (tamil)
LECCO : Karumpappatti (tamil), Sir Vaacharu (telugu)
BELLAGIO : Rangbaaz (bengali)




DOLOMITI
L’industria indiana ancora fatica a capirlo ma non si vive di sola Svizzera. Quale miglior paesaggio montano della splendida regione delle Dolomiti? Qualcosa si sta muovendo e ben due produzioni dell’India del Sud hanno recentemente scelto di girare a Cortina d’Ampezzo e a Canazei. 

Video promozionale della canzone girata a Cortina.
Video del brano "Priyatama Hrydayama"

CANAZEI  -  Prema Kavali (telugu)
CORTINA D'AMPEZZO  – Mundhinam Paartheney  (tamil)




GENOVA
Il film è stato un disastro e una nota stonata nella carriera di una star del calibro di Kamal Haasan, tuttavia le locations europee, e soprattutto italiane, saranno l’unico motivo per ricordare Manmadhan Ambu, girato a bordo di una nave da crociera tra le più belle mai costruite: la Msc Magnifica.  Trisha e Kamal recitano anche nella Stazione Marittima di Genova e da lì ha inizio la loro navigazione nel Mediteranneo.  
Vedi anche : Kollywood a Genova

STAZIONE MARITTIMA : Manmadhan Ambu (tamil)






LA SPEZIA  (E LE CINQUE TERRE )
Anche se la Liguria che appare nel video di "Atu Chuddadana" non è esattamente quella dei documentari e delle cartoline, (complice anche un po’ di maltempo e cielo grigio durante le riprese) a Ravi Teja va il merito di aver più volte recitato e ballato sul suolo italiano.
Il film, Kick, è molto divertente e giocoso, il video girato tra La Spezia e le Cinque Terre piuttosto carino. Ci auguriamo di vederlo nuovamente all’opera nella Riviera e questa volta magari d’estate.  Il simpatico attore non nasconde il suo debole per l’Italia, e soprattutto per la buona cucina,  rivela di essere felice di poter passeggiare indisturbato perchè nessuno qui lo riconosce  (non ha mai avuto la sfortuna di imbattersi con una certa fan italiana che ha consumato il dvd di Kick e non aspetta altro di beccarlo, e importunarlo, durante una della sue vacanze rilassanti). @Ravi Teja, goditi il tuo anonimato.. finchè puoi!

Vedi anche : La star telugu parla dell’Italia, il link all'articolo de Il Giorno nella sezione Breaking News.

LA SPEZIA, MONTEROSSO, RIOMAGGIORE :  Kick (telugu)




LIVORNO
La suggestiva passeggiata sul lungomare di Livorno, meglio nota come Terrazza Mascagni, è apparsa nel bengali Paglu con Dev e Koel Mullik, le locations italiane hanno portato fortuna al film e anche il secondo capitolo, Paglu 2, includerà scene girate in Italia.

Vedi anche: Il turismo indiano scopre la Toscana

TERRAZZA MASCAGNI - Paglu (bengali)






LUCCA
Lucca è una città bellissima, antica, romantica, circondata dal verde e da una cinta muraria medievale rimasta praticamente intatta nel tempo. Suseenthiran, il regista tamil  che ha fatto impazzire il pubblico con Naan Maahan Alla sceglie le mura di Lucca come set del duetto romantico tra Vikram e Deeksha Seth  nel suo  Rajapattai, uscito nel 2011. Il film non è affatto esaltante ma è diffiicile non amare il video di "Paniye Paniye" , dolce, delicato e dalle sfumature autunnali. 

LE MURA – Rajapattai (tamil), Mirchi (telugu)
IL DUOMO DI SAN MARTINO - Rajapattai (tamil)
PIAZZA SAN MICHELE - Rajapattai  (tamil)






MILANO
Ed ecco la vera sorpresa.  Per la gioia degli  affezionati seguaci milanesi le guglie più famose d’Italia sono pronte  ad apparire in grande stile nelle sale cinematografiche indiane. Dopo la prima avventura del film bengali Paglu quest’anno ben due produzioni telugu e una hindi hanno scelto di girare alcune scene a Milano, e non solo in Piazza Duomo ma anche nel moderno complesso fieristico di Rho e all’interno della Stazione Centrale. Che l’attuale polo finanziario sia pronto a diventare anche nuova capitale del cinema indiano overseas?  Ci auguriamo di si, e lo scopriremo presto..

IL DUOMO E LA GALLERIA - Baadshah (telugu), Ajab Ghazab Love (hindi) , Paglu (bengali), Race Gurram (telugu)
LA STAZIONE CENTRALE -  Baadshah (telugu)
LA FIERA DI RHO -  Baadshah (telugu), Rangbaaz (bengali)
PIAZZA DUCA D'AOSTA - Sir Vachaaru (telugu)
I NAVIGLI - Sir Vachaaru  (telugu)
PIAZZA CITTA' DI LOMBARDIA - Rangbaaz (bengali)




MONTECATINI
Nonostante nel brano "Paniye Paniye" del film tamil Rajapattai le immagini di un elegante edificio  si alternino alle riprese tra i giardini e le mura di Lucca, in realtà il bellissimo palazzo e i romantici colonnati sono i tratti distintivi di uno dei luoghi più celebri di Montecatini, le terme del Tettuccio.
Maggiori info nel resoconto pubblicato nella sezione News & Gossips : Kollywood in Toscana

TERME DEL TETTUCCIO  - Rajapattai (tamil)






MONTERIGGIONI
Visibile per pochi secondi, e sempre di sfuggita, ma come si fa a non riconoscere Piazza Roma, il cuore della cittadella medievale? Il luogo è incantevole, Monteriggioni appare come un miraggio anche dalla superstrada, la sua cinta muraria sembra una corona posta su di una collina. Purtroppo la location e non è stata alquanto sfruttata nel film tamil, se l’occhio non è allenato le sue caratteristiche sono anche difficili da scindere dalle altre località toscane. Mi auguro però che i campi, i colori e  i bellissimi paesaggi della Val D’Elsa siano presto valorizzati in nuove produzioni cinematografiche.

PIAZZA ROMA  -  Rajapattai (tamil)




NAPOLI / CAPRI
Nel 2005 David Dhavan ha parzialmente girato a Napoli una delle sue commedie, Shaadi no.1, nel film è possibile riconoscere alcuni dei luoghi più famosi della città come Castel Dell’Ovo e Piazza del  Plebiscito. Nel 2008 in Bachna ae Haseeno Ranbir Kapoor e Bipasha Basu passeggiano per i vicoletti di Capri, navigano nella baia e ci mostrano una villa da sogno con vista mozzafiato. Video della canzone "Small Town Girl".

CASTEL DELL’OVO, PIAZZA DEL PLEBISCITO   - Shaadi no.1 (hindi)
CAPRI - Bachna ae Haseeno  (hindi)






PISA
La Torre Pendente, uno dei luoghi turistici più rappresentativi della Penisola, nonché uno dei più visitati in assoluto.  Ancora l’Italia non può vantare di aver assistito alla creazione di titoli memorabili, come possono invece gridare a gran voce la Svizzera, Londra o New York ma, se tutto continuerà a muoversi con la velocità degli ultimi mesi, le storiche locations bollywoodiane dovranno iniziare a temere la competizione. 

Vedi anche : 


PIAZZA DEI MIRACOLI  - Sir Vaacharu (telugu)







ROMA
Raj Kapoor fu il primo a compiere una trasferta europea per uno dei suoi film più ambiziosi , Sangaam, era il 1964, l’Italia fu inclusa nelle località del viaggio di nozze dei due protagonisti Radha (Vijayanthimala) e Sunder (Raj Kapoor). Gli attori scendono insieme la bianca scalinata del Vittoriano.  E’ stato poi il turno di The Great Gambler, Amitabh Bachchan e Neetu Singh lanciano una moneta nella Fontana di Trevi, AishwaryaRai splendidamente abbigliata da donna romana posa di fronte al Colosseo per Jeans di Shankar, uno dei primi titoli della sua carriera, girato per il mercato tamil.
Qualche anno dopo Ranbir Kapoor correrà a piedi per il centro di Roma con in mano un cappuccino da asporto e per la gioia dei passanti, improvviserà un ballo sulla fontana della Barcaccia, ai piedi di Trinità dei Monti.
Per  Ilaignan è stato fatto ancora di più, troviamo costumi romani, lance, scudi e centurioni, non si capisce bene né come né dove (nei pressi dell’arco di Costantino?)  si confondono luoghi reali con riprese in studio e grafica digitale, il risultato è un po’ un accrocchio (e non si può certo dire che il film sia uno dei migliori di Kollywood) ma apprezziamo lo sforzo e la volontà di voler ricreare l’atmosfera dell’antica Roma. Aggiornamente:  Alcune scene del film bengali Rangbaaz sono state girate nella Capitale.

IL VITTORIANO  –  Sangam (hindi), Rangbaaz (bengali)
LA FONTANA DI TREVI  -  The Great Gambler (hindi) , Manmadhan Ambu (tamil)
PIAZZA NAVONA –  Enakku 20 Unakku 18 (tamil)
IL COLOSSEO – Jeans (tamil), Ilaignan (tamil), Rangbaaz (bengali)
FONTANA DELLA BARCACCIA -  Bachna ae Haseeno (hindi)
PIAZZA DELLA ROTONDA – Bachchan ae Haseeno (hindi)

TRINITA' DEI MONTI - Rangbaaz (bengali)

VIA DELLA CONCILIAZIONE, SAN PIETRO - Rangbaaz (bengali)

PONTE S. ANGELO, CASTEL S.ANGELO - Rangbaaz (bengali)




SIENA

Solo pochi secondi per riconoscere il bellissimo scenario di Piazza del Campo tra le locations del video tutto toscano contenuto nel film Mirchi (telugu) con Prabhas, Richa Gangopadyay e Anusha Shetty. Nel video si possono riconoscere anche altre località toscane.

Per saperne di più : Mirchi, le riprese in Toscana








TORINO
L'Arco Olimpico di Torino, Piazza San Carlo e la Basilica di Superga divengono il set del bizzarro video "Chari", dal film telugu Adhurs con NTR jr e Nayantara. Piazza San Carlo ha recentemente ospitato anche la troupe di Paglu 2

Vedi Anche :
La Stampa : Paglu 2 sbarca in pieno centro a Torino. Articolo e Photogallery.
Paglu 2 : Title Song




BASILICA DI SUPERGA  - Adhurs (telugu)
ARCO OLIMPICO  - Adhurs  (telugu)
PIAZZA SAN CARLO – Paglu 2 (bengali) , Adhurs (telugu)




VALLE D’AOSTA
Ecco un altro paesaggio montano potenzialmente perfetto a sostituire la Svizzera.  Anni fa un video di Pyar Ishq Aur Mohabbat venne girato in Val D’Aosta ma il film fu un flop e l’esempio non venne imitato. Ora Tollywood ci riprova e filma molte sequenze e canzoni del nuovo di Ravi Teja e Ileana, Devudu Chesina Manushulu in svariate località della regione. Anche la troupe di Ajab Ghazab Love si è fermata a La Thuile dopo il soggiorno milanese, anche  la produzione bengali Paglu 2 ha scelto la stessa località per filmare alcune scene, vedi il video di "Khuda Jaane"



Maggiori info e foto negli articoli : Devudu Chesina Manushulu: locandina, trailer e canzoni,
Ravi Teja e Ilena D'Cruz sul set in Valle d'Aosta
La Stampa.it : Aosta diventa un set di Bollywood
Paglu 2 : "Khuda Jaane"


AOSTA  - Devudu Chesina Manushulu (telugu)
CERVINIA -  Pyaar Ishq Aur Mohabbat  (hindi)

LA THUILE – Ajab Ghazab Love (hindi), Paglu 2 (bengali)
COURMAYEUR - Devudu Chesina Manushulu (telugu)





VENEZIA
Scenografica, romantica, esteticamente perfetta, la città lagunare per la sua bellezza meriterebbe di apparire in ogni film ed è già di per se un luogo da sogno.  Raj Kapoor ci ambientò le più romantiche scene del suo triangolo amoroso / morboso Sangam, alcuni decenni dopo è la volta di suo nipote Ranbir. Il rilancio di Venezia avviene in maniera parallela a quello della Puglia, e sempre per mano della Yash Raj con Bachna ae Haseeno, dove troviamo Deepika e Ranbir turisti in gondola o a passeggio tra le calli e a piazza S. Marco.  Nenu Naa Rakshasi di Puri Jagannadh è il film che vanta una porzione piuttosto consistente di riprese nella laguna, praticamente quasi tutta la seconda parte è stata girata tra Venezia e Burano, in altri casi si è trattato solo del video di una canzone, scelta effettuata da numerose produzioni, anche se la più famosa (e  oggi sicuramente un po' nostalgica)  è "Do Lafzon ki Hai Dil Ki Kahani"  dal film di Shakti Samantha The Great Gambler ( 1979) con Amitabh Bachchan e Zeenat Aman.


VENEZIA :  Bachchna AeHaseeno (hindi) ,  KambakkthIshq (hindi) , Sangam (hindi) , Nenu Naa Rakshasi (telugu) , The Great Gambler (hindi) , ManmadhanAmbu (tamil) , Enakku 20 Unakku 18 (tamil) , Ilaignan (tamil) , Mundinam Parthene (tamil) , Prema Kavali (telugu),  Dui Prithibi (bengali), Elaan (hindi), Dhadkhan (hindi)

BURANO: Nenu Naa Rakshasi  (telugu) , Enakku 20 Unakku 18  (tamil), Dui Prithibi (bengali)





VERONA
In questo caso lo scenario monumentale italiano non è semplicemente lo sfondo per un video musicale ma diviene la location di apertura e chiusura dell’ambizioso dramma in salsa rock di Imtiaz Ali, interpretato da Ranbir Kapoor. Anche nel video della canzone "Chirunuvve Vesirave" del telugu Prem Kavali il protagonista, Aadi, danza di fronte all'arena di Verona.


L’ARENA  -  Rockstar (hindi),  Prema Kavali  (telugu)





VIAREGGIO
Grandi cose sta facendo la società Occhi di Ulisse per la promozione delle locations italiane e delle Toscana attraverso la più imponente vetrina pubblicitaria indiana: il cinema. In pochi mesi una serie di film vengono girati, uno dietro l'altro, e la notizia è sorprendente quanto piacevole. Tra le mete principalmente scelte, la Versilia, e soprattutto l'elegante Passeggiata di Viareggio. 




VIAREGGIO  -  Ajab Ghazab Love (hindi) , Sir Vachaaru (telugu), Mirchi (telugu)
LA CITTADELLA DEL CARNEVALE - Kanamachi (bengali) 





VICENZA
Tutto è iniziato con Kambakkthq Ishq , la prima produzione che è riuscita a portare divi indiani del calibro di Akshay Kumar e Kareena Kapoor in territorio vicentino.  Il film non è certo il migliore nella carriera degli artisti ma gli spezzo una lancia solo per le riprese a Venezia e Vicenza.
La canzone “Chiranjeeva” dal film telugu Badrinath è il biglietto da visita migliore per presentare al pubblico la Villa Cordellini Lombardi  e il maestoso santuario del Monte Berico. Allu Arjun e Tamannah appaiono anche a Bassano del Grappa (è possibile riconoscere chiaramente il Ponte degli Alpini) e nella campagna di Dueville.
Vedi anche : Tollywood a Vicenza,

Pagina dedicata a Badrinath dal sito di Vicenza film Commission

Veneto - Bollywood Connection


VICENZA PIAZZA DEI SIGNORI :  Kambakkth Ishq 
VILLA CORDELLINI LOMBARDI  -  Kambakkth Ishq  , Badrinath (telugu)
MONTE BERICO   – Badrinath (telugu)
BASSANO DEL GRAPPA - Badrinath  (telugu)






VIESTE
La Baia delle Zagare, nei pressi di Vieste, nel Gargano, è apparsa solo in  due produzioni hindi, fino ad ora, ma entrambi i film hanno avuto un buon successo, uno di essi, Housefull è stato un  conquistatore del botteghino, tanto che il simpaticissimo albergatore pseudo-italiano, Akhri Pasta, e il suo motto "I'm jokiiiing", sono ormai divenuti un tormentone. Chunky Pandey, interprete del buffo personaggio ha concesso anche un’interessante raccolta di impressioni (vedi Il diario pugliese di Chunky Pandey) . L’attrice Deepika Padukone è presente in entrambi i film girati a Mattinata, la prima volta è stata con Bachna Ae Haseeno, l'attrice anche nel corso di una live chat su Bollywood Hungama ha rivelato di amare l'Italia e in particolar modo la Puglia. Durante l'uscita nelle sale di Housefull è stata portata avanti una massiccia promozione del Gargano, alcune delle locandine del film recavano la scritta "Beautifull Puglia, blockbuster movie, blockbuster location". Chissà se la pubblicità della frizzante commedia di Sajid Khan ha portato a Vieste nuove ondate di turisti dal subcontinente.


BAIA DELLE ZAGARE :  Bachna ae Haseeno (hindi),  Housefull (hindi), Wanted (telugu), Maska (telugu), Dui Prithibi (bengali)





VIGEVANO

Il secondo capitolo del successo bengali Paglu lascia Milano per Torino, Aosta e Vigevano, e proprio a Piazza Ducale, considerata tra le più belle d'Italia,  è stato girato uno dei video musicali del film. 

Vedi Anche Paglu 2 a Vigevano
Photogallery dal sito de La Provincia Pavese

PIAZZA DUCALE :  Paglu 2  (bengali)





VOLTERRA
Anche qui, come nel caso di Monteriggioni, si parla solo di una manciata di secondi, eppure Vikram, Shreya Saran e Reema Sen hanno ballato un brano frenetico ("Laddu Laddu") anche nella piazza dei Priori di Volterra. L’austera città etrusco – medievale ha accolto la troupe tamil di Rajapattai per un breve ciclo di riprese ed è poi la volta di Mirchi, pellicola in lingua telugu con Prabhas e Richa Gangopadyay.

Rajapattai (tamil), Mirchi (telugu).






16 luglio 2012

BIG ND STUDIOS


Nella località di Karjat , in Maharastra, (circa due ore in auto da Mumbai)  si trovano i Big ND Studios, vasta distesa di set e uffici fondata da  Nitin Chandrakant Desai, uno dei più geniali scenografi in India, (art director anche del film Devdas) collaboratore fedele di registi del calibro di SL Bhansali, VV Chopra,  Ashutosh Gowariker e Madhur Bhandarkar.


Gli Studios sono immersi in una natura che muta il suo aspetto nelle diverse stagioni dell’anno e appare verde e rigogliosa durante il monsone ma arida e semidesertica da novembre a maggio, le variazioni climatiche rendono possibile la completa adattabilità del territorio ad ogni esigenza di copione.  Desai scelse accuratamente il luogo in cui iniziare la costruzione della sua vastissima proprietà, un’area creativa che possa essere sfruttata non solo dalle compagnie indiane ma anche dalle troupe internazionali,  comprensiva di uffici, infrastrutture, trasporti, catering, accoglienza, alloggi, magazzini di suppellettili e costumi, laboratori audio / video e quant’altro sia necessario alla realizzazione di un film.
Gli ND sono il luogo dove  le più svariate esigenze dei cineasti vengono soddisfatte ed ogni  desiderio, capriccio o follia, diviene realtà.  Ogni nuovo progetto nasce da un lungo colloquio durante il quale i curatori cercano di  capire cosa vogliano i registi e di cosa abbiano bisogno, quale tipologia di set deve essere realizzata e che tipo di arredi dovranno completarlo.  Si inizia a cercare ciò che è già disponibile e si sottopone a modifiche,  se quello che serve non si trova nei magazzini se ne ordina l’acquisto o la fattura.  In capannoni enormi vengono custoditi  gli oggetti più svariati, dalle statue di cartapesta a pregiati pezzi d’antiquariato, dalle armature  agli abiti di scena. Si può trovare l'impossibile, e perdere la testa facilmente mentre si osservano file interminabili di scaffali e armadi in cui tutto viene catalogato e archiviato con pazienza. Nascendo dall’ambizione di un direttore artistico abituato a lavorare a sontuosi kolossal, la città cinematografica di Karjat rispecchia la sua attitudine a sognare in grande dando libero sfogo all’immaginazione. 
Nel 2006  nei Big ND venne trovata la soluzione ad una delle più grandi ansie dei registi , quella di girare per le strade di Mumbai ed affrontare  numerosi limiti :  gestire la folla, chiudere il traffico,  trovare la location esatta e liberarla da veicoli e pedoni, renderla accessibile alla troupe, ai tecnici e agli attori, prepararsi all’attacco dei fans e all’assedio dei curiosi, bloccare il luogo per le riprese. Ma quanto tempo sarà necessario? Come ritagliarsi giornalmente degli spazi in una metropoli popolatissima e congestionata?  Le difficoltà sono state vinte  in modo alquanto drastico e creativo: Mumbai è stata ricreata a Karjat. Per rendere possibili  ( e rapide)  le riprese del film Traffic Signal  è stato allestito un set permanente di dimensioni giganti, una riproduzione di strade, piazze, marciapiedi di Mumbai adatta ad apparire completamente realistica una volta sullo schermo. Chi ha mai sospettato che la città mostrata nel film di Bhandarkar sia un susseguirsi di set a grandezza naturale?  Davvero difficile da credere eppure è così.  Il luogo è ora richiesto da registi di più cinematografie , la stessa location è stata modificata e riutilizzata per decine di film tra cui Action Replayy, Once Upon a Time in Mumbaai, Paiyaa e alcuni passaggi di Dabanng. Photogallery dal sito ufficiale.

Il progetto più spettacolare di questo studio cinematografico è però il meraviglioso allestimento realizzato per girare Jodhaa Akbar. Per il film di Gowariker  sono stati realizzati set superlativi,  Il forte e  gli ambienti sono frutto di un lavoro minuzioso e impeccabile,  un labirinto di stanze, archi e giardini dalle dimensioni imponenti,  un’unione armonica di palazzi  belli, eleganti e verosimili, tanto che diviene impossibile scinderli da una vera location monumentale. 
Gli sfondi di JA non sono stati ancora smantellati e sono apparsi anche in altri film,  per esempio le sue architetture anche nel video della canzone "Tum Jo Aaye" di Once upon a time in Mumbaai,  se l’occhio non è allenato a riconoscere i dettagli e le prospettive è difficile capire che si tratta dello stesso luogo. Photogallery dal sito ufficiale.
Alcune sequenze di Lage Raho Munna Bhai sono state girate all’interno degli uffici e della sala conferenze dei Big ND, i nuclei direttivi di  N. Desai sono divenuti momentaneamente un set per il secondo capitolo del film con Sanjay Dutt e Arshad Warsi (le lavanderie sono state invece costruite integralmente in una parte della campagna).  Negli Studios troviamo poi l’immenso capannone che conteneva tutto l’elaborato set  notturno di Saawarya, scopriamo riproduzioni di mercati, strade popolari, villaggi, una vasta aerea da riorganizzare usata anni fa per Mangal Pandey,  catene di uffici e luoghi di registrazione, montaggio, doppiaggio, e infine , una serie di  comodi chalet, utilizzati sia per le riprese  che come alloggio per le star impegnate negli studios per più di un giorno.
Dall’incontro tra Big ND Studios e Reliance nascerà probabilmente una trasformazione radicale dell’area, la superficie verrà triplicata nel giro di pochi anni.  Tra i tanti progetti che si materializzeranno in seguito all’accordo tra N.Desai e AD Ambani c’è  la creazione di un nuovo parco cinematografico da affiancare ai set veri e propri, la formula già sperimentata a Ramoji Film City in Andhra Pradesh. Quasi sicuramente i luoghi diventeranno visitabili con l’acquisto di un biglietto e  verranno costruiti riproduzioni realistiche di alcuni dei monumenti più famosi al mondo : la torre Eiffel, le Piramidi, la Muraglia Cinese, la Statua della Libertà Il Taj Mahal, la torre di Pisa. I plastici negli uffici direttivi mostrano le costruzioni attualmente presenti e i progetti futuri.

Nb. I  cancelli dei Big ND Studios non sono attualmente aperti al personale non autorizzato, è proibito visitarli. Esistono tuttavia delle agenzie autorizzate di Mumbai e Karjat che propongono pacchetti viaggio di una o più giornate con tour guidato all’interno degli studi.




Amitabh Bachchan inaugura i Big ND Studios nella loro nuova sede di Karjat. Video da Youtube.

11 luglio 2012

RAMOJI FILM CITY


A Ramoji  Film City dedico il primo di una serie di testi sugli studios indiani del presente e del passato, un percorso che andrà a svelare qualcosa in più sulle storiche fabbriche dei sogni, dai megacapannoni  dai cancelli blindati alle più recenti e organizzate città cinematografiche. Gli articoli potranno dare un’idea del luogo e fornire informazioni per coloro che desiderano visitarli (ricordo che molti set sono rigorosamente chiusi al pubblico, alcuni accessibili previa autorizzazione, altri completamente a disposizione dei curiosi con l' acquisto di un biglietto d’ingresso). 
Inizio con gli studi di Hyderabad per due ragioni:  primo perché  è l’esempio che amo avere davanti ogni qual volta  penso a come dovrebbe essere una città cinematografica ideale, secondo, perché sono la miscela perfetta tra business, intrattenimento e salvaguardia di un patrimonio  da non trascurare: quello legato alle suggestioni della settima arte.

Ramoji Film City è un’area vastissima situata a circa un’ora in auto  dalla metropoli di Hyderabad, la "silicon valley" indiana, nella campagna di Anajpur giace per chilometri e chilometri il più grande studio cinematografico al mondo, nonché il più sapiente riutilizzo di scenografie e set a scopi turistici. Il fondatore, Ramoji Rao, ebbe nel 1996 un’intelligente intuizione che ora altri imprenditori indiani stanno scegliendo di imitare, al parco giungono turisti incuriositi da tutta l’India, in quanto non si girano più soltanto film telugu ma soprattutto hindi e tamil.

La città si divide nettamente in due zone distinte: una parte dei set è stata trasformata in paradiso dei divertimenti e dotata di attrazioni e spettacoli, fontane danzanti ed esibizioni degli stunt men, giardini curati nei minimi particolari si estendono per chilometri e si può passeggiare immersi nel verde  tra distese di fiori. L'area assomiglia molto ad un parco a tema per le famiglie in vacanza, ci sono negozi di souvenir, sale giochi, ristoranti e self service di ogni tipo. 
Da questa sezione più scontata  e commerciale si parte poi alla visita degli studios veri e propri, una vasta città cantiere in continuo cambiamento dove si possono ammirare strade d’ispirazione europea o americana,  villaggi, stazioni, finti centri commerciali, scuole, discoteche, carceri,  hotel, ospedali, moschee, aeroporti con sale check in e aerei, grotte monumentali e slums.  

Ogni ambientazione utile ai registi si materializza e diviene un set realizzato nei dettagli,  pronto ad essere popolato dai junior artists e naturalmente dalle star. Gli edifici, essendo costruiti con materiali facilmente deperibili, e sottoposti ad agenti atmosferici estremi  (sole cocente, vento, umidità, piogge monsoniche) devono essere continuamente curati e restaurati. Ci sono troupe al lavoro in ogni angolo del parco, c’è chi costruisce nuovi set, che ripara, vernicia o ne cambia l’assetto per esigenze di copione. Nei grandi capannoni, che paiono file di industrie se visti da lontano, vengono invece allestite le possenti scenografie d’interno, utilizzate soprattutto per girare le scene di danza o ricreare grandi saloni o profondi sfondi artificiali.  L’enorme set utilizzato per serial epico / religiosi colpisce per la sua imponente sontuosità ed è stato trasformato in un museo. 


Il percorso di visita è piuttosto lungo e stancante ma ne vale assolutamente la pena, si viaggia su un bus drop on – drop off  dal quale si può scendere e risalire a piacere, fermarsi più a lungo oppure giusto il tempo per una foto, sempre però sotto la sorveglianza delle guide,  è rigorosamente vietato girovagare da soli all’interno dei set, al contrario di ciò che si può fare nella parte pubblica del parco.
Le aree in cui si stanno girando dei film vengono chiuse e la scena è celata segretamente dietro  pannelli scuri, si può sentire solo la musica e le voci di attori e registi all'opera.

Il cinema è un patrimonio artistico, e anche turistico, per l’India, non solo un fattore commerciale. Coloro che sostennero la trasformazione di Ramoji Film City in un parco divertimenti e museo a cielo aperto capirono prima di altri la potenzialità del cineturismo e, oltre ad aver messo a disposizione dei visitatori una vastissima area di sicuro interesse, hanno intuito anche un ulteriore modo di fare guadagni. Perché distruggere i fantastici set artigianali, per i quali sono richiesti mesi e mesi di preparazione?  Invece di smantellarli nei Ramoji Studios vengono tutelati, ristrutturati e si trasformano in un’attrazione turistica. Attraverso la vendita dei biglietti si finanzia non solo il lavoro di tantissima gente impegnata nella sorveglianza e mantenimento del parco ma anche della costruzione di nuovi set che diverranno scenari dei film in produzione.  
Il  luogo appare veramente fuori dal mondo, diviene difficile dopo un po’ scindere l’artificiale dal reale, tutto è organizzato con ritmi quasi svizzeri, gli ospiti vengono accolti con calore, ordine ed impeccabilità. All’interno del parco ci sono anche degli alberghi di diverso bugdet, nel caso in cui il visitatore scegliesse di fermarsi per la notte, per coloro che invece vogliono tornare ad  Hyderabad al termine delle visite un comodissimo bus navetta rende facile il rientro in città. 

I Ramoji  sono  entrati nel Guinness World Records come il più grande studio cinematografico al mondo, anche se il primato è destinato a svanire in seguito alla recente inaugurazione di Prayag Film City, mastodontico fondersi di sets nella periferia di Kolkata. In realtà l’immenso parco di Ramoji Rao è molto più di ciò che viene mostrato nei tour guidati, si possono scorgere all’orizzonte vere e proprie distese di costruzioni non ancora aperte ai visitatori, decine ( o centinaia?) di edifici celati tra gli alberi, ancora territorio esclusivo di attori e registi. 

La visita dei Ramoji può essere continuazione ideale di una sosta allungata da Hyderabad. La capitale dell’Andhra Pradesh, località ingiustamente snobbata dal turismo internazionale,  è in realtà una sorprendente miniera di testimonianze  storico - artistiche e diversità culturali.  Nella città non troviamo soltanto gli austeri villaggi dell’ high tech ma brulicanti baazar, rovine di fortezze imponenti come il bellissimo Golconda Fort, palazzi reali nizam, suggestive haveli ben conservate e aperte ai visitatori, tempi, imponenti moschee,  numerosi musei, e naturalmente tanti giardini per passeggiare o concedersi  una pausa.  Gli amanti dello shopping non sapranno da dove cominciare, in fatto a moda e oggettistica di qualità Hyderabad non conosce rivali, gli appassionati di film indiani potranno saziarsi  in uno dei tanti multiplex che proiettano pellicole di svariate cinematografie,  il pubblico locale divora di tutto, e, dalle principali uscite del cinema telugu, hindi e americano, si può passare tranquillamente ad un film tamil, malayalam o bengali.




21 ottobre 2011

ANGRY BUT AMAZING: I SORPRENDENTI ANNI SETTANTA


Gli Anni '70, i ruggenti Angry Years. L'esplosione della popolarità di Bollywood o una fase di decandenza? C'è chi considera questo decennio  un lungo indulgere nel riciclo d’idee, chi lo vede come un’epoca di transizione e trasformazioni che dalla Golden Age dei ’50 ha accompagnato il cinema indiano alla sua rivoluzione contemporanea. Era il tempo del dominio di Amitabh Bachchan o della fortunata scalata di Rajesh Khanna? Del successo dei masala movies o della progressiva crescita di film d’autore a basso budget? La confusione, il caos, la creazione e la ripetitività, un cinema eterogeneo, verace, capace di scatenare incredulità e stupire, dominato dal dissenso e dagli sfoghi. Un forte dinamismo in superficie, una profonda crisi esistenziale oltre la facciata. Sparisce l’eroe rassicurante per lasciare spazio all’uomo comune preso d’assalto dalla satira, si fa spazio l’immagine negativa ma accattivante del villain, l’esasperazione del tiranno, a fronteggiarlo nasce l’anti- eroe, il super uomo tradito dalla vita, combattuto e in lotta con il mondo ma soprattutto in lotta con sé stesso, con la sua identità da costruire, con un passato che lo tormenta, con delle radici da dimenticare o da ritrovare.
Panorami dall’alto, grattacieli in costruzione su impalcature instabili, strade senza fine, la Marine Drive e i parchi cittadini, autobus strapieni, la forte suggestione della sua fabbrica dei sogni, la minaccia di un oscuro under world e un palcoscenico vivente di contrasti e ingiustizie sociali. Mumbai. La lunga lingua di terra congestionata di traffico e abitanti è il set prediletto dai registi, una madre protettiva e una donna infedele, la culla del destino dei personaggi e l’artefice delle loro fortune o sventure.    Lontano dalle strade urbane villaggi e campagne non meno minacciosi, paesaggi aridi di polvere e rocce in cui si nascondono insidie e soprusi da contrastare. Disoccupazione, depressione, una folla di volti senza nome impegnati in una lotta quotidiana per la sopravvivenza, la violenza e la ribellione nei film riflettono l’incertezza e la disillusione dei suoi spettatori. Lottare per creare un mondo migliore o evitare di guardare negli occhi il male per costruirsi la propria felicità? Davanti a problemi sociali non arginabili la soluzione sembra essere dimenticare, ignorare e passare oltre, chiudere le finestre che mostrano un mondo brutto (cit. Zanjeer) oppure cercare di riemergere e vedere nella coesione sociale una forza e una speranza (Sholay) .

E’ un cinema fatto di metafore, di tormenti interiori, di azioni irrazionali, governato da una crisi dei sistemi e dei valori. Amitabh Bachchan e il suo Angry Young Man divengono una forza soprannaturale, una psicologia di gruppo. L’eroe ha solo un nome, il cognome o lo rifiuta o non lo conosce, deve lottare ogni giorno senza alcuna sicurezza.   Tra i film che meglio esemplificano il tema della solitudine e dell’abbandono Muqaddar ka Sikandar è forse il più rappresentativo, l’attore è il figlio di nessuno e di tutti, colui che gioca con il destino, sfortunato per nascita, intraprendente per scelta, c’è una donna virtuosa (Rakhee) che si macchia della sua rovina perché non ha saputo aspettare, c’è una cortigiana seducente (Rekha) che lo corteggia e lo ricopre d’amore, ma è troppo tardi. Tutti si inseguono e si rincorrono in un triangolo à la Devdas ma le circostanze sono sbagliate e l’eroe resta solo con la sua sorte. Rekha ha portato sullo schermo diversi ruoli di donna infelice e sfortunata tanto quanto l’angry young man, vittima degli eventi, schiava della sua stessa bellezza, intrappolata in un presente che non può più cambiare, qualche anno dopo l’attrice sarà protagonista del suo ruolo malinconico per eccellenza, il dramma in costume Umrao Jaan.
Da una concezione di gruppo in cui la vita sociale è organizzata in comunità e famiglie si arriva all’isolamento dell’individuo, le separazioni nascono da differenze di pensiero (Deewar), lotte interne (Laawaris) o per volere del destino (Yaadon ki baaraat, Amar Akbar Anthony, Suhaag), per ritrovarsi i protagonisti devono attendere decenni, a volte lottano l’uno contro l’altro senza riconoscersi e sopportano tormenti o perdite proprio nel momento in cui tutto sembra tornare come prima. La formula cinematografica “lost & found” , scelta da Yash Chopra per Waqt e divenuta poi molto in voga nei film dei ’70, inseriva nelle trame storie di ricongiungimenti tra fratelli o coniugi in seguito a lunghe disavventure e peregrinazioni. Il successivo ritorno all’esaltazione della famiglia unita sarà negli anni ’80 soprattutto nei melodrammi di Sooraj Barjatya infarciti di tradizioni regionali, usi e costumi.
L’onestà non è la strada più facile da seguire se tutto si muove nella direzione opposta, questo il tema portante del film Deewaar , l’incontro/ sconto tra Ravi e Vijay, la retta via e la perdizione, il fratello minore coccolato dalla madre studia e porta avanti una vita onesta, il maggiore, schiacciato dalle circostanze costruisce la sua fortuna con le attività illecite ma diviene a suo modo un personaggio pubblico. Il destino guida gli eventi e non tutti gli uomini godono della stessa sorte, bambini già adulti imparano precocemente a cavarsela da soli trovando il coraggio di sfidare la insidie della città. Spacciatore, killer, boss della malavita, uomo d’affari dalle azioni torbide, produttore di alcolici adulterati durante il proibizionismo, giocatore d’azzardo , salvezza o distruzione poco importa. Secondo una concezione machiavellica del fine giustifica i mezzi l’eroe perde tempestivamente la sua innocenza e deve reagire, il protagonista trova porte chiuse in faccia, non viene apprezzato per il suo valore, l’onestà diviene solo un fardello se la società va avanti solo con le truffe e gli inganni. Nella lunga epopea del riscatto c’è normalmente una vendetta da inseguire, dei conti col passato da chiudere e la necessità di riemergere dal fondo e costruire una nuova vita. Sangue sudore e polvere, le emozioni sono estreme e mobili divengono le caratterizzazioni dei personaggi, l’eroina può essere al tempo stesso un angelo e una dark lady, l’eroe si presenta come coraggioso e audace pur essendo un mercenario e uno sbruffone.
 Da Sholay e Dharmatma, famosissimi film usciti nel 1975, abbiamo due dei più suggestivi imperatori del male del cinema indiano: Amjad Khan diviene Gabbar Singh, il bandito stile vecchio west dalle reazioni isteriche, mentre un oscuro Prem Nath si propone come il primo Padrino bollywoodiano. Il villain, ovvero lo spietato antagonista, sviluppa in questi anni tinte molto più forti ed assume  diverse caratteristiche rispetto al passato. I personaggi negativi degli anni del bianco e nero, sullo stile di Rahman, KN Singh e Ajit, erano perlopiù mariti fedifraghi, fratelli dissoluti o astuti cacciatori di dote che intrappolavano padri della sposa ingenui o ingordi di fama o denaro. L’immagine del cattivo diviene negli Angry Years notevolmente diversa, dal sofisticato impostore nasce il bandito, il ricercato, il boss che distrugge la vita dell’eroe o lo compra, rendendolo schiavo in cambio di protezione. I profili sono disegnati con cura e divengono spietati, grotteschi, assetati di vendetta, disastrosamente crudeli, l’ombra del villain è spesso accattivante ed energica al punto da risultare pure simpatica agli spettatori, basti pensare che Gabbar Singh fu così famoso e amato da venir scelto come testimonial pubblicitario. Attorno al boss si muovono schiere di sicari stranamente abbigliati, tigri o coccodrilli pronti a pasteggiare con gli scomodi informatori , squali fanno capolino tra le vetrate dei covi della mala illuminati da vistosi neon colorati. Se l’eroe è a suo modo un anti-eroe, che non propone un modello perfetto ma commette errori, si ubriaca, porta avanti traffici illeciti, il villain deve proiettare un’immagine ancora più oscura e spregiudicata, i suoi abiti di scena sono eccentrici e permettono un’immediata identificazione con il ruolo nel film. I costumisti si inventano barbe, strane capigliature, armi in bellavista, nei set troviamo bizzarri arredamenti, riproduzioni di club notturni o ristoranti barocchi. Amjad Khan, Denny Danzongpa, Prem Chopra, Prem Nath, Shatrughan Sinha tra gli attori specializzati soprattutto in ruoli negativi, a collegare l’età classica con l’era dei masala l’inossidabile e onnipresente Pran, lo straordinario attore ha lavorato in ruoli secondari per tre decenni ed ha proposto una personale fusione tra l’aspetto altero ed elegante del Bad Guy dell’Età D’Oro e la spietata sregolatezza del villain Anni ’70.
Contro il sadico antagonista si erge l’eroe della gente impegnato in una crociata disperata verso un mondo migliore, un uomo dal passato burrascoso improvvisamente coinvolto negli eventi e pronto a rischiare la vita per una causa giusta e per la sua ritrovata onestà.   Anche se non è facile individuare delle vere e proprie formule nella composizione dei film due sono gli ingredienti ricorrenti in molti dei plot cinematografici: la presenza di una spalla dell’eroe, l’amico per la vita o il fratello da proteggere, e della madre, molto spesso vedova o abbandonata da un marito smidollato, sempre virtuosa e spiritualmente forte. Vinod Khanna ha forgiato una carriera interessante quasi esclusivamente in ruoli d’appoggio, è stato più volte il composto eroe in seconda al cospetto di Big B ma si è dimostrato perfetto anche in parti di fuorilegge, bandito o nella commedia . Tra gli altri volti troviamo Shashi Kapoor, affascinante imbroglione, eroe romantico o severo ufficiale in divisa. L’Impatto cinematografico di Shashi è stato meno forte dei contemporanei Amitabh Bachchan e Rajesh Khanna, l’attore ha costruito comunque un suo spazio senza sgomitare ed ha intervallato ruoli minori a parti da protagonista, cinema a teatro, prodotti commerciali a titoli di nicchia. Durga Khote e Nirupa Roy sono state i volti materni più famosi di quegli anni, hanno impersonato la donna impavida e risoluta ma dispensatrice di quel calore rassicurante che fa sentire gli uomini sempre bambini , le madri cinematografiche hanno incarnato il ricordo dell’infanzia e dell’innocenza perduta dell’eroe, memorie che stimolano contrasti e inquietudini nel momento in cui l’uomo si macchia di peccati e vive di angosce. “Mere paas maa hai / Al mio fianco c’è nostra madre!” una delle frasi più celebri di Deewaar, Ravi l’ufficiale di polizia ricorda al fratello fuorilegge quanto lui si sia allontanato della retta via e dai valori, la patriarca, simbolo di spiritualità e della purezza è l’aura del bene assoluto che resta al fianco dell’uomo onesto, gli eroi sono coinvolti in un rapporto quasi edipico e a volte un’ombra di pura ossessione stringe il protagonista in un legame soffocante, come l’intesa tra Vijay (Amitabh Bachchan) e Shanti (Waheeda Rehman) in Trishul.
 Le eroine smisero di essere solo belle e incantevoli per diventare civettuole e sexy, seguendo la pista aperta qualche anno prima da Sharmila Tagore. Lo stile dinamico /chic inizia ad andare per la maggiore e la timidezza viene vinta. Nasce la donna indipendente che indossa sia gonnelline che saree dai motivi geometrici, pochissimi gioielli ma ampie collezioni di occhiali da sole e borsette, vengono introdotti i costumi da bagno, pantaloncini e stivali. Bobby e la suadente femminilità della giovanissima Dimple Kapadia rivoluzionarono le mode e scatenarono nuovi fermenti nel mercato, Zeenat Aman e Parveen Babi diventarono potenti sex symbol con ombelico in mostra, scollature in vista, ampissimi guardaroba all’ultima moda, la loro figura tonica fu totalmente in contrasto con l’immagine morbidamente voluttuosa delle attrici del passato. Zeenat divenne un’icona fashion nel giro di pochi film e gli abitini cuciti addosso per valorizzare al massimo la sua linea perfetta sono ad oggi considerati tra i gioielli della frenesia modaiola di Bollywood. Donna dei sogni o dangerous lady? Entrambe. L’eroina fuma, beve, strega gli uomini con le sue movenze senza trasformarsi necessariamente in un personaggio negativo. La figura femminile tradizionale resta in vita attraverso Hema Malini, sempre casta e votiva Dreamy Girl e Jaya Bhaduri l’unica attrice che è riuscita a firmare pellicole da sola protagonista (come Kora Kagaz e Anamika e Guddi) in un’epoca in cui le donne venivano scritturate per ruoli molto ritagliati. Helen, Aruna Irani e Bindu continuano ad essere le item girls preferite ma i confini tra le eroine e le danzatrici del night club si fanno alquanto sottili. La solare Neetu Singh diviene l’icona della fidanzatina modello ma si costruisce un guardaroba colorato di abiti occidentali e soprattutto minigonne, Leena Chandavarkar appare a volte timida e virginea, altre spregiudicata e dark in costumi ridottissimi, Mumtaz la graziosa ninfa dalle forme a clessidra è perfettamente cosciente del suo sex appeal e lo mostra senza inibizioni, Rakhee punta invece su uno studiato make up ad accentuare i suoi occhi smeraldo ma nell’armadio solo abiti essenziali, comodi e senza troppi accessori. 
Se l’individuo basta a se stesso ed è guidato da un certo narcisismo, l’ammirazione per la propria forza e orgoglio iniziano a confinare la storia romantica con l’eroina in un angolo sempre più ristretto. I desideri sensuali vengono accantonati a seguito di disagi o problemi più imminenti, le aspirazioni degli amanti si annullano nella rinuncia. Apnapan, Prem Kahani e Safar cercano di riportare in voga i melodrammi sentimentali sul tema del sacrificio, la lunga saga familiare di Yash Chopra Kabhie Kabhie propone una graduale sublimazione della passione nella poesia ma lascia intravedere la presenza di una nuova generazione più maliziosa e pratica che aspira a realizzare i propri sogni senza rimpianti. Mentre Pati Patni aur Woh e Doosra Admi narrano le tentazioni proibite dell’uomo comune annoiato dal matrimonio, il controverso Julie parla di sesso senza troppi giri di parole e Andaz propone una storia non convenzionale tra due vedovi che vogliono iniziare una nuova vita. Si alternano film in costume come Laila Majnu, con il lover boy Rishi Kapoor, e Heer Ranjha, i cui dialoghi furono interamente composti in versi dal poeta Kaifi Azmi, esce nel 1972 Pakeezah, l’ambizioso progetto di Kamal Amrohi e il testamento dell’attrice drammatica Meena Kumari, ma la sua genesi lunghissima lo colloca di fatto nella produzione cinematografica dei decenni precedenti. 
Il grande schermo getta il suo incantesimo e si propone come guaritore di massa attraverso un’ipnosi per esorcizzare le paure e scacciare le tensioni. Quale è però l’etica che le storie di fiction hanno diffuso? Come ottenere l’evasione attraverso vicende più concrete e strazianti della vita reale spesso segnate da continue sofferenze e vendette? Il miracolo si è avverato grazie alle doti un grande comunicatore e interprete attorno al quale un team di registi e sceneggiatori ha iniziato a sperimentare nuove idee. L’inimitabile Amitabh Bachchan ha rivoluzionato gli schemi ed ha portato avanti anche nello stesso film scene drammatiche, disperate, commoventi, romantiche e comiche, ha liberato la rabbia esistenziale fino ad ergersi a figura mitica e salvatrice. Il protagonista conosce i lati peggiori della società ma non ha paura, svolge lavori umili con orgoglio e lotta per le ingiustizie sociali. L’ottimismo, il trionfo dei valori e dell’integrità nei film di Raj Kapoor vennero dimenticati con l’emergere del pessimismo, la sensibilità di Raju si scontra quindi con la praticità di Vijay, la saggezza e la purezza di spirito che in Shree420 avevano liberato nuove speranze si confrontano ora davanti ai traumi subiti dall’angry young man, l’uomo che volutamente dimentica la strada giusta perché davanti ai mali della società o si resta impotenti o si reagisce come si può. Più tardi alcuni film proporranno una nuova redenzione paziente e un modello di eroe / lavoratore d’impronta socialista (Coolie) che suggerirà di vincere la povertà attraverso l’impegno, il lavoro e la fiducia nel futuro. 
Salim Khan e Javed Akhtar, meglio conosciuti come Salim & Javed, furono la coppia di script writers più famosa del cinema indiano, i due firmarono la sceneggiature di molti blockbuster come Zanjeer, Sholay, Don, Deewaar, Trishul, e sono ad oggi considerati i veri pionieri dell’Angry Cinema. Tra i registi che parteciparono alla costruzione dei più grandi personaggi di Bachchan: Yash Chopra, autore delle più articolate fusioni tra novità e tradizione, Prakash Mehra, l’emozione sopra ogni cosa, sensazioni forti, dialoghi taglienti e diretti, deliri di rabbia e vendetta perfettamente orchestrati, Manmohan Desai e suoi action movies in cui il crimine diventa spettacolo, l’autore che ha ricompensato il suo pubblico con film euforici dall’ intrattenimento saziante, Ravi Tandon, che ha puntato i riflettori sulla vulnerabilità dell’uomo costretto a vivere con scarsi mezzi finanziari e grandi responsabilità, Majboor, la sua opera migliore, è un racconto avvincente in cui la vita stessa si prende gioco dell’eroe con macabra ironia.
Dilip Kumar, uno dei grandi interpreti dell’Età d’Oro appare in questo decennio nei suoi ultimi film da protagonista tra cui Daastan e Gopi. I doppi ruoli che hanno caratterizzato la carriera di Dilip,  Ram aur Shyam e Ganga Jamuna, avvieranno una delle mode più evidenti degli Anni ’70 e saranno un motivo ricorrente nella filmografia di Bachchan fino ad ispirare anche nuove rocambolesche varianti al femminile (Hema Malini in Seeta aur Geeta, Rakhee in Sharmelee, Nanda in The Train, Sadhana in Geeta Mera Naam). Appaiono i sosia, gli impostori, i gemelli, la razionalità si fa da parte per lasciare spazio allo spettacolo, alle maschere, alle molteplici licenze narrative, gli scontri o le sovrapposizioni d’identità sviluppano un plot complicato ed inverosimile in cui l’attore ha l’opportunità di potersi esibire per il suo pubblico portando avanti due figure dalle personalità opposte con solo un modestissimo make up a marcare le differenze. Anche se il double role di villain / eroe in Don è sicuramente il più famoso, nella filmografia di Big B troviamo un carnet completo di molteplici ruoli, alcuni bi – generazionali padre / figlio/i, Adaalat e Mahaan, oppure storie di sosia perfetti al centro di confuse coincidenze come in The Great Gambler, ( il costoso film di Shakti Samantha girato anche a Venezia e a Roma) e Bandhe Haath (un ladro si sostituisce al suo sosia per fuggire alla polizia) , lo scambio di identità sarà presente anche in Zameer dove l’impostore che cerca di approfittare degli eventi inaspettatamente trova la sua redenzione. Anche Dev Anand, dallo spirito sempre giovane e non curante degli anni, ritorna ad interpretare doppi ruoli sulla scia dei titoli del passato (Hum Dono, Jewel Thief) Jhonny Mera Naam, avventure e disavventure di due fratelli gemelli separati dalla nascita, fu un film dall’intrattenimento leggero che riscosse un immediato successo.
Rajesh Khanna si accorge del vuoto lasciato dagli eroi romantici del bianco e nero e cerca di proporne un’alternativa attraverso il suo “happy go lucky man”. Se Amitabh era stato eletto il re indiscusso dei masala movies , Rajesh ha optato per il melodramma e la commedia di stile riuscendo, grazie anche ad un ottimo senso per gli affari e un buon fiuto nello scovare buoni script, a diventare un idolo popolare. Forse molto più fortunato che bravo, Khanna ha saputo sfruttare al massimo le sue carte e le occasioni incontrate lungo il cammino. Tra i film migliori : Anand, Bawarchi e Namak Haraam tutti diretti da Hrishikesh Mukherjee, le storie d’amore a lieto fine Mere Jeevan Saati (con Tanuja), Mehboob ki Mehndi (con Leena Chandavarkar), Raja Rani (con Sharmila Tagore), il divertente Joroo Ka Ghulam (con Nanda) , i melodrammi masala Saccha Jhuta e Aap Ki Kasam (con Mumtaz). Tra i pregi di Rajesh risalta la capacità di sapersi adattare anche a bassi profili evitando di sovrastare le sue eroine ma creando col loro una buona complicità, non ha detto no nemmeno a ruoli minori in film forgiati per sole protagoniste come Kati Patang, di Shakti Samanta, che disegna per Asha Parekh un personaggio tipicamente bachchaniano trasposto al femminile. 
Meno baciato dalla dea bendata è stato sicuramente Dharmendra, fascinoso e intenso nelle interpretazioni ma poco acuto nelle scelte. L’attore ha portato avanti negli Anni ’60 una carriera di qualità con ottimi titoli e collaborazioni con grandi registi ma nel decennio successivo ha mostrato un forte disorientamento. L’artista ha alternato film minori dalla trama scheletrica come Loafer e Jugnu a megasuccessi della portata di Sholay o dell’eccentrico dramma in costume Dharam Veer
Dopo un’adolescenza passata su palcoscenici teatrali e una lunga gavetta in ruoli e film minori, Sanjeev Kumar finalmente riesce ad avverare il suo desiderio di lavorare nel cinema, debutta al fianco di Dilip Kumar in Sunghursh e la sua performance riesce a mettere in ombra anche quella del grande attore. Sanjeev, la cui vita privata è stata tormentata e non priva di amarezze, tendeva a scegliere sempre ruoli difficili e controversi: uomini fragili (Anubhav, Pati Patni Aur Woh), traumatizzati (Khilona), passivi o disinteressati (Shatranj ke khilari), dimenticati dalla moglie (Aandhi) o dilaniati dalla perdita dei propri cari (Sholay). Sanjeev è stato il marito geloso nel film dallo script graffiante Faraar e il padre malvagio di Trishul e Mausam. Lo stile dell’attore, la sua espressività e la capacità di partecipare profondamente alle emozioni del suo personaggio hanno fatto di Sanjeev Kumar una della più grandi rivelazioni del cinema degli anni ’70.
Il mascolino ed energico Feroz Khan è passato da attore di seconda fila ad eroe da film di frontiera hollywoodiano, ma anche produttore e regista del suggestivo Dharmatma avventura movimentata e sanguinosa girata quasi interamente in Afghanistan. Le ambientazioni e i costumi dei film di Feroz ricordano l’atmosfera dei spaghetti western, Kala Sona trascina in un vortice di inquietudine e vendetta alla ricerca di un assassino misterioso attraverso paesaggi sconfinati, pericolosi gangster, fumatori di oppio, sparatorie e una donzella da salvare. La moda dei village movies infarciti di azione, banditi a cavallo e folklore lanciata da Mera Gaon Mera Desh e sperimentata poi in Mr Natwalral, Khoon Pasina e Zameer, trovò la massima espressione proprio in Dharmatma oltre che in Sholay, capolavoro di Ramesh Sippy, uno dei più grandi successi che il cinema indiano abbia mai conosciuto. 
Jeetendra cerca di proporsi come icona di giovane vitalità sullo stile di Shammi Kapoor e ce lo svela chiaramente il suo road movie carnevalesco Caravan, film che riunisce uno scoppiettante trio di eroine danzanti: Asha Parekh, Aruna Irani e la regina del cabaret Helen. L’attore compierà poi una tempestiva inversione di marcia fino a svoltare completamente al dramma sentimentale, scelta suggerita dall’incontro con la compagna di scena ideale: Reena Roy, attrice che per alcuni anni si propose come l’erede perfetta della scomparsa Meena Kumari.
Una voce fuori dal coro è stato invece Raj Kapoor , l’amatissimo regista ha cercato di contrastare l’invasione degli action movies con film sentimentali carichi di erotismo e dai molteplici messaggi. Raj ha lanciato il figlio Rishi nel suo ambizioso e autobiografico Mera Naam Joker ed ha regalato al fratello Shashi uno dei film più belli della sua carriera, Sathyam Shivam Sundaram. L’unico grande successo per gli RK studios negli anni ’70 è stato però Bobby, un’interessante love story che conquistò i cuori e il box office, film atipico per i suoi tempi ma precursore delle storie d’amore appassionanti che si faranno strada sotto il dominio dei Khan nei Novanta; questo titolo stranamente si inserisce all’interno del quadro dei suoi contemporanei, la storia è soffice e ampiamente musicata, i due giovani interpreti, Rishi Kapoor e Dimple Kapadia divennero modelli giovanili e i loro look furono i più copiati. Il film si impose come trend setter e scatenò vere e proprie isterie, l’esplosivo successo portò alla ribalta Rishi Kapoor che iniziò la sua repentina trasformazione in idolo dei teenager, l’innamorato, il chocolate boy, il ballerino. Slegandosi dalla sua immagine di star crossed lover e imparando a camminare da solo in fretta, il giovane attore si è lanciato in una serie di film dinamici e ricchi di verve, canzoni disco e atmosfere irrazionali, tra cui l’eccentrico Hum Kisise Kum Nahin di Nasir Hussain, Raffo Chakkar ispirato al film A qualcuno piace Caldo e il college movie Khel Khel Mein.
Un discorso a parte meriterebbe l’importante contributo del maestro Hrishikesh Mukherjee, regista dotato stile, umorismo e capacità intuitiva, autore di film a basso budget e alta concentrazione di idee, commedie ricche di spunti, tragedie agrodolci , liriche sull’uomo borghese e la sua vita ordinaria fatta di incertezze e routine. Lo splendido Namak Haraam che mostra il mutare di un’amicizia a seguito dei cambiamenti nella vita e nelle rispettive ideologie , e Anand commedia drammatica sulla morte e sulla separazione, seppur diversi si uniscono in un unico filone : i film sull’amicizia e la creazione/distruzione dei lagami, entrambi interpretati da Amitabh Bachchan / Rajesh Khanna sono piccoli capolavori di script e interpretazioni nei quali il regista ha messo a confronto con coraggio due personalità sceniche completamente opposte. L’equilibrio tra le due star è stato mantenuto grazie ad una semplice strategia: affidare a Khanna il personaggio portante tenendo Bachchan leggermente indietro per liberarlo gradualmente nel secondo tempo fino a lasciargli la conclusione della storia. Dotato di vista acutissima nell’individuare future rivelazioni, Mukherjee non solo ha avuto fiducia di un quasi sconosciuto Amitabh Bachchan e gli ha offerto il primo vero ruolo della sua carriera, ma ha scoperto il precoce talento di Jaya Bhaduri mentre la ragazza stava studiando al Film and Television institute di Pune scritturandola ancora teenager per il suo nuovo film. Jaya in Guddi incarna il passaggio dall’infanzia all’adolescenza e attraverso l’infatuazione per una star (Dharmendra) mostra quanto sia potente l’influenza del cinema popolare, e dei suoi volti ammalianti, nella vita quotidiana della gente.
Tra gli altri titoli interessanti girati tra il ’70 e il ’79 troviamo Chupke Chupke, commedia degli equivoci sugli scambi d’intentità (e coppie) che suggerisce anche divertenti quesiti linguistici, Jurmana triangolo amoroso che ci regala un inedito Amitabh Bachchan playboy, il dramma domestico Abhimaan, il senso di inferiorità di un marito nei confronti della talentuosissima moglie e Bbuddah mil gaya, scanzonato film sul tema della disoccupazione la cui trama si intreccia con elementi noir. 
L’innocenza e la piatta routine della vita quotidiana del medio borghese sono al centro della sorprendente commedia Golmaal, Amol Palekar si propose come il volto dell’uomo comune timido e pieno di remore, chiuso nel suo piccolo ufficio, tra tensioni , invidie e timore dei richiami del capo. Lavoro e post lavoro divengono la stessa cosa e dall’ufficio non ci si libera mai, il film crea situazioni comiche tra dipendenti e imprenditori mostrando catene di paradossali tentativi per tenersi buoni i propri superiori e proiettare un immagine attentamente studiata per far carriera. Spaventato dalla minaccia di un report di cattiva condotta, il protagonista si inventa la presenza di un ipotetico fratello gemello su cui scaricare le colpe, più vivace e non domabile, perditempo ed occidentalizzato.
Scritturando lo stesso interprete Basu Chatterjee elabora ancora più a fondo la tematica dell’uomo middle class e mette in luce, seppur con dolcezza e affetto, la sua evidente mediocrità. Chhoti si baat, Baaton Baaton Mein  e Khatta Meetha sono storie delicate e simpatiche sul corteggiamento e le tensioni amorose di timidi uomini borghesi appartenenti a tre diverse comunità di Mumbai: hindu, cattolica e musulmana. Rajnigandha, interpretato da Amol Palekar e Vidya Sinha, è un film sul compromesso in amore, la noia nei rapporti, ma anche l’indecisione e la superficialità delle donne nella scelta del proprio partner e l’incapacità degli uomini di uscire da una pigra indolenza.
Parlando di cinema intimo ed esploratore dei problemi domestici come non menzionare Basu Battacharya e la sua tendenza quasi ossessiva nel registrate le tensioni nella vita di coppia , l’amaro Avishkar è completamente basato sull’orgoglio ,egoismi e tradimenti, un tema simile viene proposto anche in Grihapravesh film che denuncia il disinteresse da parte dei coniugi nel far funzionare una vita insieme, ma soprattutto Anubhav, il gioiello della sua filmografia interpretato da Sanjeev Kumar e Tanuja, la telecamera spia la vita quotidiana di uomo che vive per lavorare e crede di non aver tempo per sua moglie, la storia è una delicata canzone in bianco e nero sul riaccendersi della passione tra i due e sul progressivo crollo della monotonia.
Gulzar arrivò al cinema in seguito alle sue collaborazioni con Bimal Roy, Basu Battacharya e Hrishikesh Mukherjee, dopo una lunga carriera di poeta e autore di testi intraprese la sua prima avventura da regista con l’intenso Koshish, storia d’amore tra un ragazzo e una ragazza sordomuti, e Mausam, incontro e riappacificazione tra un padre fuggitivo e una figlia illegittima approdata in un bordello. Il regista ha dovuto fronteggiare alcune   polemiche durante l’uscita nelle sale di Aandhi biografia di una donna ambiziosa che si dedica alla carriera politica. Il film con Sajeev Kumar, il suo attore prediletto, e Suchitra Sen, è stato al centro di un dibattito riguardo ipotetici riferimenti alla vita di Indira Gandhi.
Nazionalismo e diaspora i temi che accompagnano la filmografia di Manoj Kumar , personaggio che da attore di commedie romantiche si è mutato in regista di storie patriottiche, in Roti, Kapda aur Makhan pone l’accento su l’incapacità di accedere ai beni di prima necessità e la lotta per raggiungere un equilibrio economico, Purab aur Pashim costruisce invece un family drama a partire dalla vendita dei documenti per emigrazioni clandestine in Inghilterra e il reclutamento di forza lavoro nei villaggi. il film è molto articolato e ispirato a vicende reali ma colpevole di aver demonizzato a priori la figura degli occidentali in funzione della sua propaganda. Dev Anand emulerà la svolta di Manoj e proporrà film a tema sociale/morale (Des Pardes, Hare Rama Hare Krishna) pur restando in una visione meno negativa e lasciando ampio spazio all’intrattenimento e alle colonne sonore.
 Si può accantonare il romanticismo, tagliare ogni spesa superflua, preferire scenari urbani o rurali a set artificiali ma un elemento non può e non deve mai mancare: dosi generose di musica: canzoni struggenti, elettrizzanti item songs , ritmi del folklore popolare e vitali brani introdottivi che presentano al pubblico l’eroe. Gli Anni Settanta sono da molti considerati il trionfo assoluto delle colonne sonore bollywoodiane, la voce suadente di Kishore Kumar, l’energia di Mohammad Rafi, i virtuosismi di Lata Mangeshkar, la versatilità di Asha Bhosle, le squisite melodie di RD Burman, Khayyam, Kalyanji – Anandji , Laxmikant – Pyarelal. I duetti romantici ("Hum tum" e "Tere chehre se") , le poesie in musica ("Kabhie kabhie", "Pal pal di ke paas" ) gli inni all’amicizia (“yeh dosti”) , le sfrenate esibizioni nei club (“Pya tu aab to aaja”), sullo schermo gli sguardi ammalianti di Zeenat Aman in “Chura Liya Hai” , l’efferscenza multicolor di "Duniya mein logo ko" , la malinconia di "Meri beeghi beeghi si" e "Tum bhi chalo", mentre “Yeh jo chilman hai” e “Oh mere dil ke chain” guidano i successi di Rajesh Khanna. Onnipresenti in tv, radio, mp3 e telefonini, brani e video dei ‘70 continuano ad essere ricordati con nostalgia e rappresentano un bagaglio culturale che è stato tramandato anche ai più giovani.
Contemporaneamente alle pellicole di consumo ha continuato a svilupparsi il così chiamato Cinema Parallelo, film destinati ad un pubblico di nicchia, coraggiosi nei contenuti, spesso corrosivi nelle critiche sociali. Garam Hawa di MS Sathyu , storia drammatica di una famiglia musulmana che sceglie di rimanere in India durante la partizione, venne nominato per la palma d’oro a Cannes, Junoon di  Shyam Benegal con Shashi Kapoor / Jennifer Kendall / Nafisa Ali, racconta le disavventure di due donne inglesi, madre e figlia, fuggiti da un agguato dell’esercito indiano. Smita Patil debutta al fianco di Shabana Azmi e Naseruddin Shah in Nishant, film sull’oppressione dettata dalle caste superiori una remota località rurale, l’attrice dal talento quasi miracoloso sarà la protagonista di Bhumika di Shyam Benegal, ispirato alla biografia di Hansa Wadkar, un’attrice di teatro marathi approdata poi al grande schermo e la sua vita turbolenta inseguendo una felicità sempre più sfuggente. Il film diventa il viaggio di una donna verso la disillusione e la scoperta di se stessa, l’eroina, alla continua ricerca d’amore si allontana dagli uomini che la sfruttano per il suo denaro e la sua bellezza, stanca di sopportare ipocrisie e facciate scende infine a patti con la propria solitudine. Dello stesso regista, e sempre incentrato su un personaggio femminile, è Ankur, film che segnò il debutto di Shabana Azmi, la storia, ambientata in un villaggio dell’India del Sud mostra il figlio di un proprietario terriero che si diverte a sedurre e sfruttare la bella moglie di un suo servitore sordomuto. Nel 1977 Satyajit Rai filma il suo primo film in lingua hindi, Shatranj ke khilari / The Chess Players, satira diretta sia alla forza distruttiva del colonialismo che all’improduttiva passività della vecchia aristocrazia. Mirza (Sanjeev Kumar) e Mir (Saheed Jaffrey) , due nawab di Lucknow ipnotizzati e dipendenti dal gioco, dimenticano le proprie mogli e gli impegni sociali, spaventati da una possibile chiamata alle armi per respingere l’esercito inglese fuggono in un villaggio remoto così da non interrompere la loro partita. Rai inserì anche sequenze animate che narrano come vignette la progressiva avanzata degli inglesi, dialoghi ricchi di doppi sensi fanno del film una sofisticata parabola sulla decadenza. 
Le tematiche del cinema degli Anni ’70 furono indubbiamente influenzate dalle turbolenze politiche e sociali del tempo. Il malcontento, la precarietà l’insicurezza ma anche la nascita delle classi borghesi cittadine, dei lavori 9 to 5 e dell’ascesa al successo dei  nuovi ricchi. La richiesta di film aumentava a dismisura, l’appeal delle grandi superstar era così forte che tutti i registi avrebbero voluto  il volto di Big B in uno dei loro progetti, le produzioni puntarono a minori investimenti economici per concentrare tutte le energie sulla costruzione dei dialoghi (le frasi più significative si imparavano a memoria) , sulla scelta dei profili dei personaggi, sull’effetto sorpresa e su un coinvolgimento aggressivo, che stordisce. 
Gli Angry Years continuarono ad influenzare le produzioni degli anni successivi, molti dei film degli anni ’80 e dei primi ’90 ne sono la continuazione, la lotta interiore e la ribellione si trasformarono nella rabbia dell’antieroe dalle tinte oscure, frustrato dagli insuccessi e psicopatico. I ruoli negativi interpretati dal giovane Shahrukh Khan in Baazigar, Anjaam e Darr riflettono questa tendenza così come Karan Arjun può considerarsi di fatto un village movie vecchio stile sul tema del ricongiungimento e delle multiple reincarnazioni. Nel cinema degli Anni ’80 , spesso così difficile da digerire, la violenza diviene fine a se stessa, e le pellicole si dimostrano molto spesso una lunga ballata degli eccessi, interessanti esempi sono Kalnayak con Sanjay Dutt, l’angry hero per eccellenza, non combattuto su quale sia la via giusta da scegliere ma consapevolmente rifiutato e sbagliato, oppure Teezab con Anil Kapoor e Madhuri Dixit. Amitabh Bachchan continuò ad interpretare film ancora pienamente classificabili come spettacoli dell’angry young man, tra cui Mard, Sheensha, Sharaabi e lo “Scarface indiano” Agneepath
Ramesh Sippy è stato autore di una certa fumettizzazione del villain che ha dato il via a nuove mode, la potenza del male sembra nascere dalla sua parodia. Lo spietato bandito Gabbar Singh ma anche il più cinico e sarcastico Shakal (da Shaan), il soldato dai giochi mortali, hanno avuto celebri rivisitazioni tra cui Mogambo, il fantomatico dittatore di Mister India a cui presta il volto Amrish Puri, a seguire altri profili negativi i cui gesti sono pervasi da un isterico sadismo, come  Naseruddin Shah in Chahaat e Amrish Puri in Koyla.
In Tamil Nadu troviamo Rajinikant, la superstar dell’India del Sud che ha rielaborato l’immagine dell’angry young man incontrando un successo plateale. Il cinema tamil mostra ancora delle linee comuni con gli Angry Years bollywoodiani,  l’ossessione per i  multipli ruoli e gli scambi d’identità, la doppia immagine angelica e provocatrice dell’eroina, gli spietati villain, politici corrotti e la loro criminalità organizzata. Il tema della solitudine dell’eroe e la crisi dei sistemi è un motivo presente in gran parte delle sceneggiature, l’eroe è solo e non può fidarsi, paga a caro prezzo il persistere della sua ingenuità e dover uscire dall’inferno diviene una sfida utopica che si conclude spesso nella tragedia.

Ispirazioni,  citazioni, ricordi. Gli Anni '70 continuano a vivere nell'industria cinematografica più seducente del pianeta con la loro grinta ed energia. Non resta che lasciarsi travolgere dai lustrini degli abiti di scena di Helen, dal sex appeal di Zeenat Aman, dalla vitale energia di Rishi Kapoor, dai melodrammi di Rajesh Khanna, dalle lacrime di Reena Roy, dalla virilità  di Feroz Khan, dal fascino sottile di Shashi Kapoor, dalla malinconica sensibilità di Sanjeev Kumar, dall esagerato carisma di Amitabh Bachchan, dagli arredi sorprendenti delle bische clandestine di Hera Pheri, dalle rappresaglie di Khoon Pasina, dalle risse e i rapimenti di Mera gaon mera desh , lotte ed inquietudini che meravigliosamente si annullano nelle note di una vivace canzone.